Pet Therapy con i Pappagalli e Pesci

04 febbraio 2013
Pubblicato da Dr.ssa Katia Marilungo

 


Se la parola “Therapy” è preceduta da “Pet”, che in inglese vuol dire animale da compagnia, abbiamo quella che in italiano è tradotta come “terapia con gli animali”, o zooterapia, o terapia dolce, basata sull'interazione uomo-animale. Queste nuove espressioni recuperano, valorizzandole, l'esperienze significative che l'incontro dell'uomo con altre specie animali genera.
Già dal 1792 W. Tuke in Inghilterra, dopo aver intuito una specifica funzione umanizzante, favorisce i contatti tra gli animali e i suoi pazienti psichiatrici e nel 1867 in Germania vari tipi di piccoli animali  diventano dei veri e propri coterapeuti per gli epilettici. E’ Levinson che fa nascere  nel 1961 la pet therapy moderna con il suo libro “The dog as Co-Therapist”; lo psicoterapeuta infantile aveva capito che un suo paziente autistico traeva giovamento più dal rilassante contatto con il suo cane che dalle sedute di terapia abituale.
Dal 1987 anche in Italia si organizzano convegni sull’argomento.
Da sempre il cane è considerato l’animale tra i più adatti a queste attività per la sua innata vicinanza all’uomo, ma ci sono anche altri animali che possono offrire un importante aiuto alle persone che soffrono come gli uccelli e in modo particolare i pappagalli.
Gli uccelli possono trovare spazio e dare sollievo in vari ambiti, pensiamo ai bambini in ospedale o nelle scuole e sia a bambini con problemi di socializzazione che disabili, ma in genere possono essere utili a tutte le persone con problemi psico-fisici e sicuramente possono portare gioia e allegria agli anziani. La pet therapy con gli uccelli porta anche ad un maggiore equilibrio dello sviluppo pico-fisico, del comportamento sociale, emozionale e cognitivo.
Tra i coterapeuti pappagalli e i “pazienti” si crea un rapporto particolare, apparentemente più freddo e distaccato rispetto a quello più fisico e di dipendenza tipico dei rapporti con i cani. Quella che si genera è un’osservazione continua e reciproca, il rapporto che si crea richiede continue e pressanti attenzioni. Non è una relazione facile e scontata, al contrario è molto più fragile rispetto a quella che si instaura con altri animali. Quello che viene richiesto è un atteggiamento quasi delicato che tende a formare le persone come tendenzialmente gentili, protettive, amichevoli ed altruiste.
Recenti esperimenti hanno rilavato che il prendersi cura costantemente dei pappagalli ha effetti benefici in quanto aumenta il grado di responsabilità e di soddisfazione del custode grazie ai continui feed back positivi che nel pappagallo possono essere anche intellettivi oltre che empatici.
Un’esperienza concreta ha visto coinvolto un piccolo “cacatua delle ninfee” all’interno di una casa di riposo. Gli anziani presenti all’iniziativa hanno spontaneamente risposto con simpatia e allegria interagendo con interesse al passaggio di spalla in spalla del pappagallo che di tanto in tanto sostava tra le mani dei nuovi amici per beccare il suo mangime. Questo primo incontro positivo è stato seguito dall’inserimento in struttura di piccoli volatili assegnati ad un gruppo di anziani che dovranno prendersene cura in maniera sempre più autonoma.
Esperienze come queste dovrebbero diventare sempre più comuni perché danno l’idea di come con semplicità è possibile portare stimoli nuovi insieme a sorrisi a chi ne ha bisogno.
Non basta però affezionarsi ad un pappagallino in attesa di essere riempito di coccole, occorre approfondire la sua conoscenza e studiarne la fattibilità della sua scelta in attività terapeutiche perché la potenziale energia affettiva e relazionale possa trasformarsi in nuova energia vitale anche per noi uomini.
La Pet-therapy in breve tempo, oltre a riscuotere un enorme successo in tutto il mondo, inserì come obiettivo primario il  miglioramento della qualità della vita dell’uomo ed il suo equilibrio psico-fisico. Gli animali selezionati per questo tipo di terapia sono notoriamente molto affettuosi e devono necessariamente superare una selezione che garantisca l’idoneità alla cura delle patologie dell’uomo. I “pazienti” che usufruiscono di tale cura possono essere di qualsiasi età, bambini, adulti e anziani. In particolare, la pet-therapy è indicata per uscire da un’eccessiva chiusura psicologica caratteriale o risultante da un trauma fisico o psichico.
Anche i pesci sono animali usati nella pet-therapy. Osservare i pesci che si muovono in un acquario permette un rilassamento totale e prolungato, un vero e proprio effetto anti-stress. L’allestimento e la cura quotidiana dell’acquario, infine, riesce a portare equilibrio e stabilità nelle vite di chi è stressato o molto nervoso.
Attualmente la ricerca nel campo della pet-therapy si sta evolvendo su altri fronti, alla ricerca di ulteriori soluzioni naturali per il benessere umano e, in particolare, si sta andando verso la via dell’acquariofilia. Proprio l’acquario, da recenti studi, risulta una delle soluzioni più efficaci (forse addirittura più efficaci del cane e del gatto) nel combattere alcuni disturbi in ambito umano, ad esempio lo stress. Già da diversi anni, gli acquari, piccoli o grandi che siano, vengono installati all’interno di uffici, sale d’aspetto, ospedali e luoghi di pubblica utilità, soprattutto per un gusto estetico, per dare maggior valore visivo al locale. Naturalmente, la scelta varia da persona a persona nonché dalla disponibilità economica in quanto, è sicuramente più facile realizzare e gestire un acquario d’acqua dolce piuttosto che un barriera o un mini-reef all’interno di un ufficio.

EFFETTI DI UN ACQUARIO SUGLI ANZIANI
Oltre ai suoi effetti generici, attualmente l’acquario terapia è in fase di studio, da parte di alcune università estere, per testarne e affinarne l’uso come supplemento nelle terapie per alcune tipologie di patologie, in particolare sui malati di Alzheimer. Studi recenti hanno dimostrato come, l’osservazione di vasche contenenti pesci colorati da parte di questi pazienti crei dei benefici da non sottovalutare. Solitamente si sa come i pazienti affetti da questa malattia abbiano un indole a volte aggressiva, trovino difficoltà a mangiare, a memorizzare e comunicare con gli altri, rendendo sicuramente difficoltosa anche la loro stessa terapia sia in termini di alimentazione che di farmaci. Di contro, è dimostrato come, l’inserimento di un acquario all’interno della sala di una clinica (come per quelle di Alzheimer vale per tutte la altre cliniche comprese case di riposo) stimoli la combinazione dei colori, i suoni nonché, il movimento dei pesci crei una maggiore osservazione da parte dei pazienti con conseguente aumento del tempo di attenzione che questi pongono nell’osservare tale ambiente. Precisamente, sempre da questi studi, si è dimostrato come l’attenzione, il rilassamento e l’umore aumentino di oltre il 21%. Naturalmente il risultato di questi benefici si deduce in una maggiore attenzione dovuta all’attenta osservazione, nutrizione del paziente facilitata dal buon umore e curiosità suscitata dall’ambiente acquatico. Inoltre, bisogna notare come, nei pazienti, avvenga anche una diminuzione dell’aggressività, nonché una stimolazione (anche se per brevi lassi di tempo) della memoria.
 

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