Il mondo è una rete, fatevene una ragione!

28 gennaio 2014
Pubblicato da Isi Net Di Sergio Izzo


Stamattina, mentre passavo in rassegna le mie fonti online, mi sono imbattuto in questo link. Di cosa si tratta? È una iniziativa dello stato di New York per attirare capitale umano e finanziario. Il progetto si chiama START-UP NY e al di là del nome (poi un giorno sarà utile che qualcuno metta fine all’epica sulle start-up) merita una grande attenzione. Da anni, infatti, lo stato di NY sta provando a rivaleggiare con la più strutturata California (leggi Silicon Valley) per attirare innovazione. E ci sta riuscendo. Le realtà che stanno nascendo lì sono molte e non è un caso che The Verge, uno dei siti tech maggiormente in ascesa, abbia la sede proprio a NYC.

Uno degli aspetti fondamentali di START-UP NY è relativo alla tassazione. Sulla homepage del sito c’è infatti scritto: “Now businesses can operate 100% tax-free for 10 years”. Il che significa che le aziende che si insediano lì non pagheranno tasse per i prossimi 10 anni. Leggendo queste 11 parole ho subito pensato alla webtax che l’attuale governo italiano sta faticosamente facendo entrare in vigore. Evidentemente è una misura antistorica. Ma non è tanto per la questione particolare di Google e/o di Facebook e/o dell’industria editoriale. È per quell’idea novecentesca di poter regolare aziende (e processi) internazionali con leggi nazionali.

Ragazzi (della politica), non è più possibile.

Le tecnologie digitali e la tanto vituperata globalizzazione hanno fatto sì che le aziende si spostano e non investono se incontrano delle difficoltà (burocratiche, fiscali, ambientali e così via). E con loro spostano tutta la loro portata. È dimostrato che più una grande azienda investe in un paese (non in termini di tasse), più è alto il beneficio che la comunità locale riceve, in termini di occupazione e di innovazione.

Non è un caso che il progetto newyorchese cerchi da una parte di attirare aziende con l’appeal di una no-tax  area e dall’altra “obblighi” le start-up a creare occupazione e a perseguire gli obiettivi che le università locali si sono posti e con le quali dovranno trovare una partnership.

Pensate, lo so è difficile, se anche in Italia fosse successo qualcosa del genere. Se Francesco Boccia, anziché tassare le multinazionali del digitale, avesse proposto alle stesse società: “Vi faccio pagare meno tasse, ma in cambio mi portate innovazione e soprattutto occupazione e spirito d’impresa, magari anche nelle università”.

E invece no, abbiamo ragionato ancora come se non facessimo parte di una rete globale. Una rete nella quale i nostri divieti e le nostre decisioni non ottengono i risultati sperati e anzi rischiano di trasformarci in un nodo che conterà sempre di meno.
(Estratto da Wired)¿

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