DEUMIDIFICAZIONE E RISANAMENTO MURARIO; LE 6 TECNOLOGIE “TOP”

24 marzo 2015
Pubblicato da lancellottirestauro.com

Risanamento murature di qualsiasi spessore e tipologia, degradate da umidità e sali

Per esperienze acquisite e per la logica del restauro, l’intervento ideale su di qualsiasi manufatto murario in tufo (o altro) degradato da problemi di umidità, dovrebbe prevedere in primis la realizzazione di una efficace e durevole barriera alla risalita per ascendenza di acqua e sali (sistemi DLK o SAFF).

20141205_121236

Si dovrebbe quindi procedere con l’estrazione dei sali accumulati in superficie mediante l’applicazione di un bio impacco (COCOON) e a completamento per le superfici lapidee faccia vista, con il consolidamento e la protezione con silicati di litio in soluzione acquosa e per le superfici intonacate con la posa di ciclo deumidificante a calce idraulica di calce aerea e pozzolana reattiva (CRC).

Per completamento le zone in elevazione andrebbero rivestite con un termo intonaco a calce NHL e granuli in sughero (NATURCAP).

Queste le 6 tecnologie proposte;

Tecnologia a Compensazione di Carica DLK
Barriera chimico/fisica a fusione SAFF
Estrazione Sali con bio impacchi di cellulosa per faccia vista COCOON
Consolidamento con silicati di litio per faccia vista AQUACONS
Ciclo deumidificante ad intonaco a calce aerea e pozzolana CRC
Isolamento termo acustico con calce NHL e granuli di sughero LIME & CORK
20141205_121232

Tecnologia a Compensazione di Carica

Il principio su cui si basa questa tecnica è di annullare, compensandone appunto le cariche elettriche, la differenza di potenziale spontaneamente creata nelle murature dalla capillarità, differenza di potenziale che è la causa preponderante della risalita dell’acqua e dei sali in essa contenuti.

A tale scopo, si realizzano con apposite apparecchiature una serie di fori aventi diametro circa 30 mm., opportunamente distanziati fra loro (circa 50 cm.), ad una certa quota rispetto al piano di calpestio (circa 100 cm.) e inclinati sulla verticale secondo i calcoli specifici della Tecnologia.

esempio-induzione

In essi e per tutta la loro lunghezza, si inseriscono delle aste d’acciaio isolate chimicamente ed elettricamente o di rame debolmente legato (metallo nobile, quindi senza rivestimento), di diametro variante dai 10 ai 16 mm. e di lunghezza variabile da 120 a 200 cm.

Questi corpi metallici, per induzione elettrostatica, si polarizzano, per cui l’insieme muratura-aste ridiviene neutro (le cariche indotte compensano totalmente le cariche inducenti): si viene così ad annullare (compensare) la differenza di potenziale creatasi nella muratura, causa principale della risalita.

4 murature contro terra

Ogni asta “lavora” singolarmente, indipendentemente dalle altre ed ovviamente non è richiesto alcun apporto di energia esterna.

L’intervento si effettua normalmente da una sola parte (indifferentemente) della muratura, il cui intonaco deve essere tolto fino ad un’altezza di circa 50 cm. superiore alla quota di massima risalita dell’umidità. Inserite le aste, si sigillano i fori con malta di calce e sabbia.

dlk

La D.L.K. srl proprietaria del marchio progetta l’impianto, fornisce le aste metalliche e realizza gli interventi in opera.

D.L.K. garantisce che, dopo un opportuno periodo richiesto per l’esaurimento dell’umidità e dei sali residui, l’umidità media nelle murature trattate si mantiene sui valori prescritti dal C. N. R (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per una muratura sostanzialmente sana, ossia atta ad impedire la formazione di muffe ed efflorescenze ed a mantenere integri gli intonaci e le pitture.

La garanzia è di 10 anni in quanto questo è il termine massimo previsto dalle leggi vigenti: in realtà, l’integrità dell’impianto e quindi l’efficacia dello stesso, è pressoché illimitata.

Il periodo di tempo richiesto per l’evaporazione dell’ acqua residua e la collegata fuoriuscita e cristallizzazione dei sali in essa contenuti (che devono essere asportati fisicamente) è di difficile quantificazione.

PENTAX Image

Legato a svariati parametri (spessore, tipo di materiali, assemblaggio degli stessi, grado di umidità, quantità e tipologia dei sali, ventilazione, ecc.), questo intervallo non è certo brevissimo (da qualche mese a qualche anno) e di questo bisogna assolutamente tenerne conto nel programmare la varie fasi del restauro.

14-12-2014 12-13-31

Le eventuali efflorescenze saline che dovessero apparire vanno asportate meccanicamente e/o chimicamente e/o fisicamente (estrazione), fino alla fase di esaurimento.

Nel caso di persistenza di residui salini (dannosi perché igroscopici e perché cristallizzano in più forme allotropiche di diverso volume), questi vanno neutralizzati con specifica estrazione (vedi voce n°3).

Barriera chimico/fisica a fusione SAFF®

SISTEMA BREVETTATO A FUSIONE DI CERE NATURALI PER LA DEUMIDIFICAZIONE FISICA DELLE MURATURE AFFETTE DA UMIDITA’ DA RISALITA CAPILLARE

Nel 1985 è stata condotta una ricerca relativa ad un rivoluzionario metodo di barriera chimica anti umido che introducesse oltre alla chimica, il concetto di “barriera fisica”, quindi definitiva, con l’impiego a fusione di cere naturali.

07-02-2013 11-42-20

Il metodo denominato SAFF ® coperto da brevetto di proprietà della Grandisol srl, è attualmente l’unico sistema di barriera anti umido per murature, totalmente reversibile e con proprietà fisico-chimiche.

I primi lavori realizzati su edifici di culto di particolare pregio storico, come la Chiesa di S. Maria ad Oleggio (intervento del 1985), l’archivio di stato di Mantova (intervento del 1986), la chiesa del Bramante e la chiesa di S. Bonaventura a Roma (interventi del 1990) l’Arciconfraternita della misericordia a Montecatini (intervento del 1991), l’Abbazia di Montecatini (intervento del 1993), dopo oltre 20 anni dimostrano ancora oggi (2014) la totale efficacia della barriera SAFF rimasta inalterata e in grado di evitare qualsiasi degrado della murature soprastanti.

Perche SAFF ®

È l’unico sistema che utilizza una sostanza solida per la formazione di una barriera anticapillare senza taglio meccanico del muro.

Il veicolo solvente utilizzato è il calore, assolutamente non inquinante.

La barriera creata non è solo chimica ma chimico-fisica, poiché, occludendo i capillari, forma una massa omogenea solidale con la struttura del materiale impregnato.

Come funziona SAFF ®

Il veicolo solvente – calore porta la massa di prodotto anticapillare SOLIWAX allo stato fuso, e ad una conseguente sua fluidità simile a quella dell’ acqua: è lo stesso tipo di solvente/calore che provvede a preparare il tratto di muro a ricevere il SOLIWAX liquido, portandolo alla temperatura idonea ed in equilibrio con quella del prodotto fuso impregnando uniformemente il volume del muro riscaldato.

FTSAF

In caso di vuoti il SOLIWAX per solidificazione, raggiungendo le zone fredde esterne alla fascia termica si auto tampona.

Vantaggi del sistema SAFF ®

Assenza di prodotti volatili inquinanti
Asciugatura già in fase di iniezione
Controllo visivo della omogeneità dell’impregnazione
Contenuto solido al 100%
Totalmente naturale e atossico
Nessun solvente inquinante
Resistenza assoluta agli aggressivi chimici presenti nel muro
Aumento della consistenza della zona trattata
Inamovibilità della barriera anche sotto forte spinta di falda
Economicità e rapidità del ripristino delle finiture
Accelerazione del processo di asciugatura
Resistenza della barriera alle spinte dell’ acqua
Assoluta resistenza ai sali presenti nel muro
Applicabile su qualsiasi tipo di muratura, anche cls
Reversibilità della barriera
Estrazione Sali con bio impacco di cellulosa COCOON

Il rischio di deterioramento di un lapideo non intonacato dipende quasi sempre (escluso fattori naturali quali il gelo, le escursioni termiche ed idriche, ecc.) dalla quantità percentuale in peso di sali solubili dannosi presenti nei primi 15 mm della sua superficie.

m

Questa quantità si può misurare con precisione con specifiche analisi condotte su campioni di circa 30 grammi di materiale, prelevato nei primi 15-20 mm dalla superficie ed analizzati in laboratorio, esclusivamente mediante cromatografia Ionica secondo UNI 11087 “Beni culturali – specie ioniche” alfine di stabilire le quantità dei singoli anioni Cloruri, Solfati, Nitrati, ed eventualmente la prima volta, anche per i cationi Sodio, Potassio, Magnesio, Calcio; Esistono standard Tedeschi, Francesi e Austriaci:

WTA tedesco nella Tabella 8 in Merkblatt 4-5-99/D
Direttiva per il restauro di tutte le murature emanata dal Ministero per la Cultura Francese nel 2006
ONORM 3351 austriaca del 2010
La seguente tabella è una sintesi ragionata degli Standard menzionati;

14-12-2014 12-31-49

Il deterioramento finale del manufatto lapideo analizzato, può quindi validamente essere messo in relazione al contenuto totale di sali.

Questa analisi che comprende nella sua interezza anche la prima analisi, presenta il vantaggio di permettere, in presenza di un’alta quantità di Solfati, una valutazione della loro reale pericolosità, ossia, pericolosità relativamente bassa se associata a del calcio quale gesso presente, oppure alta se associata a del Sodio.

Questo parametro è stato adottato da molti progettisti per restauri facenti capo al nostro Ministero per i Beni e le Attività Culturali come dal seguente Estratto dal Capitolato Speciale – Parte seconda – Modalità di esecuzione delle opere. Art. 2.15 – Puliture. 7- Pulitura mediante impacchi.

7.1 Pulitura mediante impacchi assorbenti a base di acqua (estrazione di sali solubili mediante applicazione di compresse assorbenti ) “Avvertenze. L’abbassamento del contenuto salino totale del muro sotto allo 0,20% garantisce che il muro è sano, e rimarrà tale se non entrano nuovi Sali. Il degrado e i danni si presenteranno in proporzione alla quantità percentuale in peso dei sali totali presenti nel muro.  Il contenuto salino del muro potrà essere verificato da analisi di laboratorio su campioni secondo la norma UNI 11087 Beni Culturali “Materiali lapidei naturali ed artificiali. Determinazione del contenuto di sali solubili. Specie ioniche” L’abbassamento del contenuto salino totale del muro sotto allo 0,20% garantisce che il muro è sano e rimarrà tale se non entrano nuovi sali” In linea generale un muro potrà essere classificato secondo il grado di contaminazione in;

14-12-2014 12-29-21

In presenza di cristalli di sali presenti nel substrato (sub-efflorescenze) il liquido consolidante non può raggiungere tutto il materiale degradato, ma bensì si deposita sui cristalli dei sali solubili (per la maggior parte Cloruri, Solfati e Nitrati) accumulati in anni o secoli o sulle croste nere conseguenza di smog, dove reagisce.

Viene raramente menzionato che i cristalli dei comunissimi sali nitrati e solfati non sono semplici cristalli che si formano una volta per tutte, ma cristallo-idrati metastabili che cambiano stato cristallino e volume a seconda delle condizioni ambientali locali di temperatura e di disponibilità d’acqua con pressioni enormi (anche 800 atm, Scherer).

In queste condizioni il consolidante può penetrare fino ad un massimo di 3-5 mm nel substrato ma i cristalli dei sali si trovano anche 15 mm di profondità, per cui, dietro allo strato consolidato continuano a ri-cristallizzare ed a disgregare la superficie.

Purtroppo quando un supporto è stato trattato con consolidanti, quasi sempre diventa idro-repellente e dopo risulta molto difficile poter estrarre i sali retrostanti con un impacco acquoso.

L’estrazione dei sali andrebbe eseguita sempre e dappertutto dove c’è bisogno, puntuale, generalizzato, interno o esterno.

Per applicazione puntuale è bene coprire un’area il doppio del apparentemente necessario, spruzzando l’impacco per grandi superfici con una normale intonacatrice a tazza.

06-05-2013 08-03-10

L’estrazione sarà finalizzata alla riduzione del contenuto salino a livello “sicuro” come da Tabella nei Capitolati Speciali.

COCOON® IL BIO ESTRATTORE DI SALI PIU’ AVANZATO DEL MERCATO

Desalinizzare per salvare si può; ogni anno l’attacco da sali causa perdite enormi al nostro patrimonio storico.

COCOON® è stato formulato appositamente per desalinizzare onde conservare e restaurare mattoni, pietre, intonaci decorati o non, pavimenti, mosaici, storici e archeologici.

E’ applicabile anche a spruzzo su grande scala architettonica.

E’ un materiale bio ed eco compatibile esente da prodotti chimici a base di acqua distillata e fibre di purissima cellulosa di Grado A (farmaceutico, non riciclata, proveniente da pasta di pino di 1a scelta esente da Arsenico) modificate.

A maggior garanzia COCOON® viene perfino alcalinizzato con Carbonato di Calcio da polvere di marmo.

Ha un pH di 8,5, non è ne tossico né infiammabile e non richiede nessuna precauzione particolare.

06-05-2013 08-05-38

COCOON® ha i seguenti vantaggi:

E’ di facile applicazione e rimozione, anche su larga scala
E’ pronto all’uso, non occorre mescolare o aggiungere nulla
Aderisce subito al substrato da solo, senza bisogno di pressioni manuali
Non ha il ritiro delle argille quali la Sepiolite – pertanto rimane adeso e agisce per moltissimo tempo
E’ totalmente compatibile chimicamente e fisicamente con qualsiasi supporto
L’adesione di idro-repellenti traspiranti protettivi sarà duratura in quanto applicati su superfici senza sali
La desalinizzazione con COCOON® consente di stabilire con cifre che il rischio di degrado del materiale sarà stato abbassato ad un livello “sicuro per la conservazione” secondo gli Standard internazionali.
COCOON® può estrarre anche 1 kg di sali per mq di substrato con una applicazione
L’azione di COCOON® è stata comprovata al massimo livello della ricerca italiana dal ICVBC-CNR – (Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali – Consiglio Nazionale delle Ricerche), Firenze
Impiego

COCOON® è una pasta pronta all’uso.

Pulito il muro, si applica a mano per 1 cm di spessore e per trattare grandi aree può essere spruzzata con una normale intonacatrice.

Dopo circa 15 giorni la pasta diventa un cartone asciutto contenente i sali assorbiti dal muro, facilmente rimovibile a mano in grossi pezzi, lasciando il substrato sanato

COCOON® ha capillarità interna di 0,3 micron, inferiore a quella di qualunque materiale edile, perciò agisce su qualunque materiale permeabile non trattato con idro-repellente mediante semplice estrazione fisica.

L’impacco segue fedelmente tutte le possibili geometrie del supporto come rilievi e fregi.

Il principio d’azione come tutti gli impacchi, in COCOON® agisce per evaporazione dalla sua superficie dell’acqua della soluzione salina estratta dal substrato grazie al suo differenziale di capillarità.

I cristalli dei sali si depositano entro COCOON® e fuori di esso.

cocstrappa1

Preparazione della superficie

La pasta COCOON® deve aderire bene al substrato da trattare, vanno rimosse con spazzola dura le efflorescenze, parti sbriciolate o polverizzate.

Se necessario, scarnire i corsi di malta che si presentano marci o senza sufficiente resistenza.

Non lavare con idrogetto: l’acqua attiverebbe i sali presenti all’interno.

Applicazione

La pasta COCOON® va applicata sulla superficie da desalinizzare per uno spessore minimo di 1 centimetro, con un consumo di circa 10 litri per una superficie liscia, proporzionalmente di più per superfici irregolari.

COCOON® viene lasciato agire quanto desiderato oppure finché diventa asciutto e il tempo necessario dipende dalle condizioni climatiche.

In condizioni medie occorrono circa due settimane, ma il tempo può variare da 3 a 35 giorni.

Va tolto quando viene via a grandi pezzi e il cartone di risulta viene smaltito in discarica ordinaria.

COCOON® va applicato su superfici abbastanza asciutte, se applicato a muri molto bagnati, COCOON ® funziona comunque, ma la soluzione salina aspirata dalla superficie potrà essere rimpiazzata da altra proveniente dall’interno.

In questo caso l’impacco potrà tranquillamente essere lasciato agire per settimane o mesi.

Lo straordinario effetto “naturale” che COCOON è in grado di apportare a qualsiasi superfice lapidea è sorprendente, qui di seguito alcuni esempi;

14-12-2014 11-50-29

14-12-2014 12-40-29

Nessuna applicazione chimica o meccanica, conosciuta sul mercato, può portare simili risultati definitivi senza danneggiare o asportare porzioni del supporto.

Consolidamento con silicati di Litio in soluzione acquosa

In presenza di degrado di murature a faccia vista i rimedi per la conservare del materiale in deterioramento sono quasi sempre stati basati su tentativo di  “consolidamento”.

I prodotti utilizzati a questo scopo hanno mostrato limiti e purtroppo fallimenti dopo periodi temporali più o meno lunghi, dalle resine acriliche tipo Paraloid, Primal, Peoval, negli anni ’80-’90 che ad oggi, hanno causato danni irreversibili e perdite di porzioni di materiale del nostro patrimonio architettonico.

20140730_151837

La generazione ancora in auge è quella dei vari tipi di silicato di etile anch’essi sotto stretta osservazione, dati i risultati evidentemente negativi.

s

La ricerca si dirige verso nuove forme di consolidanti meno aggressivi e con capacità di penetrazione maggiori, come i colloidi di nano-particelle di idrossido di calcio stabilizzate in diversi tipi di alcoli o il tartrato di ammonio, con o senza silicati di etile e le miscele di silicati di litio in soluzioni acquose.

Considerando che ogni singola pietra è diversa da tutte le altre, che ogni collocazione è unica, così come è unico l’ambiente nel quale “vivono” e vivranno il percorso di invecchiamento, prima e dopo il consolidamento, dobbiamo osservare che è impensabile che un prodotto possa andar bene per tutto, sempre, dovunque.

Occorrerebbe una formulazione adatta ad ogni singola circostanza o classe di circostanze, cioè, un modo di affrontare le problematiche di cantiere in modo “custom” e non globalizzato, come alcuni produttori (pochissimi) propongono.

La mia scelta è sul prodotto AQUACONS al silicato di litio in soluzione acquosa prodotto dalla CIR Chimica Italiana Restauri, in grado di attenuare nel modo migliore le differenze fisiche tra materiale, consolidato/non-consolidato, consentendo una reazione più uniforme ai fattori ambientali a cui sono sottoposti, come i cicli caldo-freddo, secco-umido.

ACQUACONS silicati di litio in soluzione acquosa

20120625_143329

Per supporti in pietre naturali e manufatti edili assorbenti la nuova formulazione della CIR CHIMICA a base di specifici silicati di litio in soluzione acquosa, risulta particolarmente indicata per il consolidamento di tutti i supporti lapidei e manufatti assorbenti che presentano fenomeni di sfarinamento e/o decoesione, sia superficiale che profonda.

In seguito ad una reazione con l’umidità atmosferica, il principio attivo si trasforma in gel di silice che in seguito agisce da legante del materiale de coeso.

Il prodotto presenta un buon grado di penetrazione permettendo di consolidare il materiale fino in profondità; inoltre, la sua applicazione non modifica la traspirabilità del supporto e non ne diminuisce la permeabilità al vapore d’acqua.

ACQUACONS non modifica l’aspetto cromatico dei materiali trattati e presenta elevata resistenza ai raggi UV.

Ciclo deumidificante ad intonaco a calce aerea e pozzolana CRC

In questo capitolo tratto quelle superfici che andranno intonacate e che qui in Campania come nella maggior parte del sud Italia, sono costituite quasi totalmente dal materiale da costruzione “principe”, il tufo di formazione vulcanica, (magmatica piroclastica), preferito nell’edilizia fin dal VII secolo a.C.

DSC05889

Grazie a resistenza, leggerezza e lavorabilità il tufo si è da sempre prestato alle più svariate lavorazioni, sotto forma di blocchetti o mattoni di varia dimensioni, dal muro di sostegno alle tamponature di volte e come componente essenziale per formulare malte idrauliche con calci aeree.

Nelle varie tipologie; tufo giallo napoletano, tufo verde di Ischia, tufo scuro Vesuviano, tufo Sorrentino, tufo bruno di Roccamonfina, tufo grigio di Nocera, tufo rossastro-bruno Laziale, grazie alla sua porosità, garantisce ottimale aderenza con le malte, proprietà igrometriche elevate ma resiste poco allo schiacciamento.

CRC; l’unico ciclo deumidificante per murature in tufo a base di calce idraulica di calce aerea e pozzolana reattiva (zeolite)

16-01-2013 11-32-49

ciclo deumidificante CRC

BOIACCA ANTISALE – INTONACO D – INTONACHINO TF – TINTA CALCE

Modulo elastico compatibile con le murature in tufo
Alta produttività con l’applicazione a spruzzo
Presente prezzario Regione Campania (Recupero)
Accettato dalle Soprintendenze
Sistema certificato
Il ciclo deumidificante D della CRC ha funzionato e funziona, in centinaia di cantieri

La corretta progettazione degli interventi presuppone la scelta di materiali perfettamente compatibili con il tufo dal punto di vista chimico fisico e meccanico.

Quindi la consulenza progettuale nella scelta del ciclo adatto è attività fondamentale che viene offerta da questo blog, come l’eventuale analisi dei materiali originari e/o del degrado in atto come la ricerca e la quantizzazione dei sali (vedi capitolo 3).

La CRC è in grado anche di crerare nuovi prodotti “custom” per esigenze specifiche come per le malte da impiegare nel consilidamento murario quindi prodotti strutturali, nelle porzioni in cui insiste anche la problematica dell’ascendenza.

L’obiettivo è quello di annullare ed eliminare definitivamente i fallimenti applicativi dei prodotti cementizi (e anche di alcune NHL) non adatti alle nostre murature in tufo, fallimenti che in questo campo ogni professionista più o meno ha come macchia nella propria coscienza professionale.

Per ricordarlo date un occhiata a queste foto, dietro ognuna delle quali (e vi posso garantire che ne ho altre migliaia) c’è certamente celato il nome di uno (o più) tecnici e di un impresa applicatrice;

14-12-2014 13-13-15

Ma quali condizioni si verificano nella progettazione e nella realizzazione di nuovi intonaci per murature in tufo?

F. A. Q.

¿ Dobbiamo prevedere l’acquisto di materie prime per confezionare l’intonaco in cantiere o prescrivere un intonaco premiscelato pronto all’uso ?

Assolutamente un intonaco premiscelato; un intonaco confezionato in cantiere, non potrà mai essere di “qualità” per i seguenti motivi;

non sarà mai possibile ottenere in cantiere un controllo efficace e credibile delle caratteristiche e della coerenza delle materie prime e delle ripetitive fasi di confezionamento
i costi della mano d’opera risulteranno sempre alti e mai proporzionati ai risultati, anche a causa della scarsa produzione per l’applicazione manuale obbligata.
¿ L’intonaco premiscelato è a base calce/cemento?

E’ una errata opinione comune, considerare “premiscelato” gli intonaci a base di calce e cemento. In realtà tutti i materiali prodotti industrialmente e confezionati in sacco, sono da definire premiscelati.

¿ Un premiscelato a calce e cemento è adatto per murature in tufo ?

L’intonaco premiscelato a base calce e cemento, è in assoluto il più economico del mercato ma anche il meno adatto a ricoprire murature in tufo, non solo per le incompatibili caratteristiche fisico, chimiche e meccaniche, come l’estrema rigidezza, la mancanza di traspirabilità, la dannosa formazione di ettringite e di thaumasite o per l’elevato contenuto di sali solubili ma anche perché confezionati con basse granulometrie di inerti, che impongono spessori per singola mano di massimo 1 – 1,5 cm, argomento che rappresenta un alto ed imprevisto costo di produttività e di posa, quando si devono realizzare intonaci (a regola d’arte) su di paramenti in tufo, in spessori necessari che vanno da un minimo di 3 cm fino a 6 cm ed oltre.

¿ Basta prescrivere in capitolato un intonaco “a base calce” per murature in tufo ?

Purtroppo no!

Il mercato attuale è saturo d’intonaci premiscelati a base cementizia “camuffati” da intonaci per risanamento murario.

Le multinazionali del settore e le aziende produttrici locali, sono continuamente impegnate in una massiccia campagna di “disinformazione”.

Nei loro listini, accanto a calci idrauliche naturali NHL, prolificano intere gamme di materiali cementizi travestiti da prodotti per bioedilizia o per risanamento/restauro.

Il singolare business consente la vendita del cemento al doppio del suo valore, avvalorato da discutibili normative private (ANAB) che promuovono a materiali per bioedilizia, quelli confezionati con un contenuto massimo del 5 % di cemento.

Ma la bioedilizia può (è deve) essere profondamente diversa dal restauro.

Questo equivoco ha generato aggressive operazioni di marketing, costruite su denominazioni di gamme o di singoli prodotti che evocano storicità ed antiche tradizioni, schede tecniche e confezioni con grafiche accattivanti con dati tecnici sapientemente pilotati.

Il business viene contraddistinto da head line che non trovano alcun riscontro scientifico come “intonaco a base di calce aerea naturale e leganti pozzolanici” oppure “intonaco a base di sola calce” o ancora “malta esente da cemento formulata con calce e leganti idraulici”.

Evitiamo di chiederci se è incompetenza o solo disinformazione, scoprire dopo averlo pagato il doppio ed applicato, che quell’apparentemente “rassicurante” legante idraulico per bioedilizia, altro non era che cemento bianco Portland di calcare tipo II aquila bianca 3,25.

¿ La calce idraulica naturale NHL va bene per il tufo giallo Campano ?

Gli intonaci premiscelati a base di calce idraulica naturale NHL 2–2,5-3,5–5 come da norma UNI EN 459-1:2001, sono certamente idonei ad interventi di ripristino di paramenti in tufo; ma anche per questa famiglia vanno chiariti alcuni aspetti.

La calce idraulica naturale è un legante finito e completo che viene cotto a temperature industriali ben più alte del limite di 800/900 gradi imposto dalla cottura naturale a legna.

Le temperature raggiunte dalla cottura delle NHL sono di 1250 gradi quindi poco al di sotto di quelle del cemento per evitare la formazione di silicato tricalcico ma che non evitano la produzione di tanti altri componenti dannosi per il tufo (alluminati e silicati).

ff

Inoltre le NHL a differenza delle calci aeree (o idrate) non necessita di elementi reattivi aggiuntivi come pozzolana, meta caolino o cocciopesto.

Quindi gli abbinamenti tanto di moda NHL/pozzolana, sono tesi a conferire una “storicità” che il legante NHL di suo non possiede, rivelando l’operazione prettamente commerciale destinata a soddisfare esclusivamente esigenze di capitolato (e di fatturato).

L’unica calce destinata a ricevere un elemento a reattività idraulica, come la pozzolana, resta la calce aerea.

Ogni tecnico impegnato in Campania nel progetto di risanamento/restauro di una struttura in tufo, non può non considerare l’aspetto storico filologico attinente il suo recupero.

Dovrebbe pertanto considerare che la totalità degli edifici antichi edificati in tufo giallo Campano, siano stati in origine ricoperti di calce aerea e pozzolana e non certo con calce idraulica naturale NHL, prodotta nell’Italia del nord da “soltanto” un secolo.

Le tecniche del buon restauro e l’arte del restauro architettonico, sono principalmente dettate dal buon senso di seguire le semplici, ma ferree, regole tramandate dai mastri operai ai loro apprendisti.

Queste regole edili, dettate dalla fisica, dalla chimica e dalla meccanica, non potranno mai essere sovvertite da logiche di mercato speculative, dall’industrializzazione o dalla semplice disattenzione delle categorie professionali.

Sarebbe auspicabile vedere presto la nascita di una normativa specifica che proibisca l’uso del cemento in muratura.

Quindi “vietato l’ingresso al cemento (e delle NHL) nel cantiere di restauro in Campania” ecco il messaggio, che dovrebbe essere recepito non solo dagli operatori edili ma anche e sopra tutto dal mondo accademico.

E da queste categorie che dovrebbero partire gli input per nuove regole su materiali moderni ma rispettosi delle tradizioni, confermando quanto la storia ci ha insegnato nei millenni.

Isolamento termo acustico con intonaci e massetti in calce NHL e granuli di sughero

La legislazione Italiana in tema di efficienza energetica degli edifici, dirige la sua attenzione con i recenti decreti alle parti opache dell’involucro edilizio piuttosto che agli impianti.

Una elevata prestazione energetica degli edifici è raggiungibile soltanto attraverso l’ottimizzazione dell’involucro edilizio che per le strutture esistenti si traduce nella rifazione degli intonaci e/o al riempimento delle eventuali intercapedini.

A Napoli dove la maggioranza di edifici è in tufo di elevato spessore, la problematica maggiore viene rappresentata dal raffrescamento estivo piuttosto che dal riscaldamento invernale.

12-11-2014 13-06-49

Pertanto è su questi punti che dobbiamo agire, con intelligenza ed efficacia.

Selezionando (e provando) le possibilità offerte dal mercato, sono arrivato alla conclusione che realizzare una “pelle” continua duttile, tufo-compatibile, traspirante ed altamente coibente sia la soluzione ottimale.

Un intonaco confezionato con granuli di sughero e calce idraulica naturale NHL, risponde perfettamente a queste caratteristiche rispetto ai superati pannelli sintetici derivati da polimeri come polietilene, poliuretano, polistirolo, polistirene sintetizzato.

21-10-2014 14-25-25

Il tufo non ha grandi problematiche termiche nei confronti del freddo, ma presenta un alto grado di porosità e di assorbimento che lo rendono oggetto di fenomeni di marcescenza, classificandolo tra i materiali difficili da deumidificare.

Se su superfici di questo tipo, vengono prescritti e applicati materiali plastici, non facciamo altro che accelerare il processo di collasso igrometrico interno, con conseguente condensazione superficiale e la formazione di muffe.

Un’interessante studio della Sorbona afferma che aumentando del 2/3% l’umidità relativa interna si ha un abbattimento del potere isolante del 30% sulle pareti opache, ossia si vanifica il lambda 0,034 del pannello con conseguente spreco di energia sia per riscaldare che raffrescare.

In buona sostanza, se l’edificio non traspira il processo di isolamento termico applicato risulta inefficace.

L’orientamento europeo è quindi per l’abolizione di materiali sintetici non più ecosostenibili, ai quali attribuisce effetti geno tossici anche irreversibili.

03-10-2014 19-18-25

Il mercato del futuro; l’efficientamento energetico delle abitazioni

Buona parte del patrimonio edilizio italiano, è rappresentato da edifici costruiti nel secondo dopoguerra. complessivamente si può stimare che tre quarti degli edifici in Italia siano stati costruiti tra il 1946 e il 1991, e il 30% è in condizioni pessime o mediocri.

Edifici costruiti fra gli anni cinquanta e i primi anni novanta, mostrano comportamenti termici insufficienti perché costruiti spesso di fretta, con materiali scadenti e poca attenzione al risparmio energetico.

20141018_143444

Per rendere un’idea della differenza di consumo tra edifici in classe G (come quelli a Procida nella foto qui sopra) che consumano circa 19 litri gasolio/mq anno, rispetto ad una casa clima in classe B che consuma circa 3 litri gasolio/mq anno, è evidente che il consumo si riduce a meno di 1/6.

Ciò significa che un appartamento medio di 100 mq di classe G consuma circa 2.400 euro in più ogni anno rispetto alla classe B, che salgono a 2650 euro rispetto alla ottimale classe A.

Queste somme equivalgono la quota parte relativa all’acquisto di un termo intonaco in sughero rispetto ad un intonaco normale.

Dovremmo quindi aspettarci l’automatica, ovvia ed inevitabile prescrizione da parte di tutti i tecnici impegnati in risanamenti e manutenzioni di un termo intonaco di questo tipo, in qualsiasi condizione di cantiere.

Le prospettive future del mercato edile non possano prescindere da interventi di riqualificazione del costruito in chiave di efficienza energetica, sostenibilità e sicurezza.

In buona sostanza dovendo realizzare un intonaco esterno è oramai comprovato che l’utilizzo di un termo intonaco sia sempre la scelta più efficace ed intelligente.

Un’esigenza che può diventare un nuovo volano per il rilancio economico del settore.

NATURCAP il termo intonaco in sughero con il rapporto qualità/prezzo migliore del mercato

sacco

NATURCAP della Lime & Cork srl è un termo intonaco ecologico premiscelato esclusivamente naturale costituito da sughero in granuli, calce idraulica naturale NHL, fibre anti fessurazione che dosati e miscelati tra loro danno origine ad un prodotto deumidificante, termoisolante, fonoassorbente e facilmente applicabile.

NATURCAP viene impiegato come intonaco di fondo nei nuovi ed esistenti edifici per isolare dal caldo e dal freddo le pareti ed eliminare i ponti termici dei pilastri e travi, per assorbire le onde sonore dell’edificio ed evitare la formazione di condensa e muffa.

NATURCAP è applicabile con macchina intonacatrice o a mano, al lato esterno delle pareti nel caso di isolamento a cappotto e/o al lato interno nel caso di cappotto inverso.

NATURCAP come acquistarlo

NATURCAP è facilmente reperibile su questo blog con una richiesta di conteggio specifica, l’eventuale acquisto e pagamento, l’arrivo del materiale in cantiere in pochi giorni con la necessaria assistenza tecnica per la corretta applicazione.

Altri post da esplorare