Quando è iniziata la tua avventura fotografica?
Andiamo per gradi: quando ero piccolo piccolo, a circa 6 anni mio padre mi portava spesso a vedere proiezioni nei vari circoli fotografici di Torino, e mi divertivo anchio a commentare le foto e a dare giudizi.
Non potevo mica solo criticare senza scattare, ed ecco i miei primi scatti con una compattina dell’epoca, fino ad arrivare a qualche anno dopo con una reflex manuale.
Da li è cominiciata la mia grande passione per la fotografia e per il viaggio, visto che gli scatti li facevo sempre e solo nei viaggi di famiglia.
Negli anni 90, quando ero un po piu grandicello, ho cominciato a leggere molto il National Geographic, studiare e a imparare dai grandi maestri della fotografia e dai grandi fotografi di Torino.
Nel 2006 facevo parte dell Agenzia di Fotografia Bullphotos; ora, invece, sono per conto mio, ho uno studio fotografico a Piossasco, a 25 km da Torino.
Cosa ti ha spinto ad iniziare?
Credo che nella vita uno debba provare a realizzare i propri sogni, fare quello che piu lo fa star bene, passare le giornate di lavoro con felicità e passione: ecco cosa mi ha spinto a fare questo lavoro.
Qual’ è stata la tua prima macchina?
La mia prima Reflex, è stata l’ Olympus OM3, nel 1986 nel mio primo” reportage di viaggio”, avevo solo 7 anni e mezzo. Ero negli Stati Uniti con i miei genitori, e seguivo mio padre come un ombra per imparare i trucchi del mestiere e magari già di cercare di fare uno scatto più bello del suo.
Sei rimasto fedele all’Olympus?
No, da quando sono passato al digitale nel 2003, ho usato sempre Nikon. L’ Olympus è una casa che oggi si è fermata al mercato prosumer, non riservando modelli a chi invece necessità di corpi macchina di alto livello.
Cosa rappresenta per te la fotografia in termini emotivi?
Amo la fotografia, e quando sono in viaggio la amo ancor di più. Non potrei piu stare senza.
E pratici?
Fotografo per vivere; lavoro a volte 12/13 ore al giorno e per 15 giorni di fila senza giorni di pausa, ma amo il mio lavoro e quindi non mi pesa. Ho lottato per raggiungere certi obiettivi. Non mi sento assolutamente arrivato, ma sono felice di essere arrivato dove sono arrivato.
Cosa ti affascina ad essere un fotografo?
Una cosa su tutte, lasciare una traccia indelebile su questo mondo. Uno scatto può fare la storia, una tua foto può essere ricordata da migliaia di persone, una tua foto può essere un ricordo di una generazione famigliare. Voglio scrivere la storia con le mie immagini.
Il tuo sogno?
Ne avrei 3, va bene lo stesso?il primo l’ho appena detto, lasciare il segno su questo mondo con le mie immagini, il secondo, lavorare per il National Geographic, il terzo, esplorare fotograficamente metà nazioni del globo, ovvero 123 paesi.
Ma non c’è crisi nella Fotografia?
Si, la fotografia è in un momento di grande cambiamento:
Nel reportage la crisi c’è e si sente; è mal pagato, rischioso, t’impegna per molto tempo, richiede preparazione tecnica oltre che una buona base culturale.
Nella fotografia pubblicitaria, le aziende ormai preferiscono spendere sempre meno attingendo dalle foto di stock, penalizzando non poco chi fa da anni quel settore.
Nella fotografia matrimoniale, vince il prezzo piu basso, e l’amico/cugino che ha fatto un corso di fotografia e si propone come fotografo.
Negli eventi, anche qui, vige la legge del prezzo piu low cost.
Unico mercato che ancora funziona, per fortuna, è il mercato della moda, dove, li i soldi ci sono ancora, e se ti capita di lavorare per clienti importanti, si riesce ancora a guadagnare bene senza avere la concorrenza dei fotografi low cost, dove questa volta quello che conta è il curriculum e il nome.
La conoscenza della storia della Fotografia favorisce la ricerca artistica?
Assolutamente si, anche se viaggiare ti insegna molto piu cose sia per una tua ricerca interiore che come insegnamento da tutte le culture del mondo
C’è stato un incontro con qualcuno che si rivelato importante per la tua crescita?
Tantissimi fotografi mi hanno insegnato e aiutato a crescere, ma preferisco non citarli per paura di dimenticarmene qualcuno. Da quando ho 5 anni che guardo fotografie e questo mi ha aiutato molto; mi ha dato le composizioni giuste senza nemmeno leggere tutte le regole di composizione. Un'altra fortuna è stata l’occasione di lavorare con grandissimi professionisti e artisti affermati, ed ognuno mi ha aiutato nella mia crescita.
Hai avuto un vero e proprio “maestro”?
Beh, ovviamente mio padre.
Per lo stile, hai fatto riferimento a quale grande fotografo mondiale?
Amo la fotografia d’autore; diciamo per quello che ho fatto sulle langhe dall’alto sicuramente il fotografo-registra francese Yann Arthus-Bertrand.
Chi sono i “grandi” di ogni epoca che ammiri di più?
Anche se un po scontati, Ansel Adams per i paesaggi, Cartier Bresson per la street photography ed Helmut Newton per la moda.
Come hai vissuto il cambiamento dall’ analogico al digitale?
Subito, molto male, ma poi la mia predisposizione per i computer e la tecnologia mi ha fatto trovare pronto per questa nuova era. Prima era tutto piu affascinante ed emozionante, ma non bisogna pensare solo al passato, bisogna andare avanti e saper prendere tutti gli aspetti positivi di questa nuova era.
E quali sono questi lati positivi?
Oltre ai costi, che ora sono molto inferiori, la possibilità di poter far vedere le tue opere dall altra parte del globo con un solo click, con grosse opportunità lavorative. Beh, questo non è poco.
Poi non dimentichiamo, che con le macchine di oggi, si può scattare in zone praticamente buie alzando l’iso senza vedere troppa grana nell immagine. Insomma, mi trovate soddisfatto della nuova era.
Cosa ti piace fotografare?
I paesaggi, l’architettura e le persone
Qual è il tuo soggetto preferito?
Tutto quello che incontro in un viaggio…anche se i soggetti che preferisco sono chiaramente le persone. Mi piace catturare i loro sentimenti e le loro emozioni.
E il genere?
Il reportage di viaggio mescolato alla Street Photography e all’espressione personale.
Perché il reportage di viaggio e sociale?Cosa ti spinge a partire?
La voglia di conoscere e capire un po’ di più il mondo in cui vivo e me stesso.
Quanto è difficile raccontare una storia attraverso le immagini?
Dunque, la difficoltà non sta nel raccontare la storia attraverso una serie di immagini, almeno per un professionista. Un fotografo sa quando e dove deve scattare. La grande difficoltà sta nell'individuare una storia in grado di suscitare interesse in chi poi andrà a leggere l'articolo.
In quanti posti sei stato?
Beh, diciamo che ho girato abbastanza per l’ età che ho. Ho visitato 54 paesi, quasi un quarto del globo terrestre, dove i paesi sono 246. Ho girato tanto l’Asia e l Europa, un po dell’ Africa e pochissimo l’America a parte gli Stati Uniti dove mi è capitato spesso di andare.
Quale paese ti è piaciuto di più?
Senza ombra di dubbio l’India, ma adoro tutto l’oriente.
La tua città preferita?
Proprio poco tempo fa ho avuto la fortuna di rivedere in un mese Londra, Parigi e New York. Il giusto metodo per fare un confronto. Ha vinto Londra, ma sono di parte, sono troppo innamorato dello stile British.
Per fare un buon lavoro, cosa deve conoscere alla perfezione un fotografo di reportage?
Il reportagista deve conoscere in modo approfondito la materia e il soggetto che andrà a fotografare oltre che possedere la capacità di sapersi muovere in ogni situazione di pericolo e non. Aggiungo inoltre che uno degli errori più diffusi nella fotografia di viaggio, ma direi nella fotografia in generale, è credere di aver centrato l'obiettivo semplicemente se si torna da un viaggio e si hanno in macchina fotografie belle in assoluto. È importante che queste descrivano una storia, che abbiano dentro dei particolari.
Riesci a viaggiare per puro piacere lasciando la macchina fotografica a casa?
Assolutamente no, non potrei mai. Per me fotografare in viaggio è già una vacanza.
Quando sei veramente soddisfatto del lavoro che porti a casa?
Quando le mie immagini emozionano me e chi le guarda.
Ti è mai capitato di non essere soddisfatto del tuo lavoro?
Sinceramente non mi è mai capitato di aver prodotto un lavoro di qualità insufficiente, ma penso sempre alla frase che diceva Giovanni Agnelli: “Ogni cosa fatta bene, può essere fatta meglio”; quindi soddisfatto, ma credo sempre che si poteva fare di più.
Sei mai stato in guerra?
No, in guerra mai. Sono andato vicino piu volte per partire, poi per una cosa o un'altra non sono partito. Credo nel destino..e quindi forse non sono ancora pronto per quel genere di servizio.
Dove ha lavorato ultimamente?
L’ultimo lavoro che ho fatto è un reportage di taglio turistico su Marsiglia e Montpellier; due città splendide ma completamente diverse tra loro. Uscirà sul prossimo numero di Torino Magazine.
Se puoi parlarne, quale sarà la tua prossima missione?
Andrò a fare un reportage ad Aprile sul Monte Athos. Per più di mille anni, l'Athos ha rappresentato il principale centro monastico della Chiesa Ortodossa. Fin dal tempo di Bisanzio, è stato un centro panortodosso, internazionale. L'Athos è unico in quanto rappresenta una porzione dell'Europa continentale attuale interamente dedita alla vita monastica e a null'altro. Possono stare sulla penisola solo 10 stranieri al giorni e tutti di sesso maschile. Non sono ammesse le donne. Insomma un posto che mi attira molto
Ci racconti il suo concetto di inquadratura:
Cogliere l’attimo, pulizia dell’immagine con la teoria della sottrazione e non dell addizione; farsi sempre la domanda se gli elementi che aggiungiamo alla fotografia danno un valore aggiunto o meno. Poi c’è ovviamente come diceva il maestro Cartier Bresson ci vuole occhio, mente e cuore.
Che tipo di luci preferisci?
La luce naturale è sempre la migliore, ma è indispensabile poterla correggere quando necessario usando correttamente il Flash e strumenti semplici come riflettori o diffusori o luci continue.
In che formato scatti di solito?
Solo RAW. Non mi preoccupa lo spazio occupato dai file, visto che gli Hard Disk costano sempre meno. In questo modo ho la possibilità di recuperare bene una foto che magari è venuta sovra o sotto esposta o editarla con più tranquillità.
Se scatti in RAW, che software usi per aprire i file?
Già da diversi anni sono diventato un utente Mac, per questo ho trovato fin da subito in Apple Aperture un software snello per il mio flusso di lavoro. Praticamente non uso nient’altro.
Hai mai provato con LightRoom? Se sì, cosa ne pensi?
Sì, certo. Lo uso come programma di riferimento nei miei Corsi di Fotografia. Molto simile a Lightroom, ma ha qualche difetto sul timbro clone, è inutilizzabile. Insegno questo e non Aperture perche funziona sia su PC che su MAC.
Leggi riviste di fotografia? Se sì, quali?
Sì, diciamo che a rotazione ne compro una al mese. Prediligo Foto Cult e la nuova rivista Nikon N-Photography specifico sul mondo Nikon.
Consulti siti web di fotografia?
Più che altro seguo diversi blog di fotografi, per vedere le esperienze e i lavori che fanno.
Partecipi a workshop o seminari?
Pochissimo, e vorrei partecipare di piu, soprattutto quelli piu vicini al mio settore, ma i miei numerosi impegni mi fanno dare forfait.
Cosa pensi dei workshop?
Se fatti in maniera coinvolgente e da professionisti, sono fondamentali per uno sviluppo professionale importante. Ultimamente se ne trovano a tonnellate e di tutti i generi, ma solo pochi sono tenuti da veri professionisti. Bisogna fare molta attenzione nella scelta.
Cosa pensi del bianco e nero? Se ne fa un uso corretto?
Il bianco e nero di oggi è un effetto come un altro, visto che si scatta a colori e poi in post-produzione si trasforma in bianco e nero. E’ una “moda” moderna per rendere interessanti soggetti che altrimenti non lo sarebbero. Tuttavia, quando ben fatto, dà più forza alle situazioni, dando maggiormente risalto a queste e non alle atmosfere. Personalmente ritengo che un fotografo possa fare quello che vuole delle sue immagini.
La tua opinione sul fotoritocco:
Lo uso, fa parte della fotografia di oggi. Dal mio punto di vista, è praticamente indispensabile il fotoritocco per qualsiasi immagine che si pubblica. Questo per me vuol dire correggere i livelli, le ombre e le alte luci, colori e nitidezza e un ritaglio. Bisogna sempre partire da una buona fotografia, troppo spesso si vede solo uso di photoshop e nessun contenuto.
Quali sono, secondo te, i limiti etici al fotoritocco?
Dipende chiaramente dallo stile del fotografo. Io non faccio più di quanto ho detto prima, ma ci sono artisti che creano opere fantastiche con elaborazioni anche pesanti. Poi dipende anche dallo scopo dell’opera che si crea o per chi è stata creata; ma ripeto un fotografo può fare quello che vuole con le sue immagini
Che software usi per il fotoritocco?
Aperture 3.0 e Lightroom 4 e, raramente, Photoshop.
Che tipo di interventi fai di solito?
Conversioni B/W, Contrasto, luci e Ombre. Ho tanti preset.
Fai parte di un circolo fotografico?
No, ma ho in programma di farne uno tutto mio, con idee fresche e innovative
E di una associazione del settore?
No
Vai a fiere e saloni di fotografia?
Ogni due anni al Photoshow, ovvero quando viene a Milano, per prendere qualche contatto con i fornitori.
Visiti mostre di fotografia?
Sì, parecchie
Quali sono quelle che hai apprezzato di più in assoluto?
Quella di Cartier Bresson e quella di McCurry
Qual è stata l’ultima visitata?
Quella di Yann Arthus-Bertrand al Forte di Bard
La mostra che vorresti vedere?
Vorrei vedere una grande mostra di Robert Frank con gli ultimi lavori.
Hai realizzato sue mostre fotografiche?
Sì, parecchie fino a qualche anno fa, ora ho smesso, ma ne ho in programma due nei prossimi anni.
Raccontaci la più emozionante tra queste esperienze:
Quella di “Disegnare la Terra” ad Alba, dove ho avuto l’onore di conoscere il Principe di Monaco e di ricevere i complimenti da Cristina Chiabotto.
Attualmente, quali fotocamere usi?
Nikon D2Xs, Nikon D700 e Nikon D7000
E quali obiettivi?
18-200mm 3.5-5.6 VR e 12-24mm f4 su formato DX
24-70mm f2.8 e 14-24mm f.2.8 su FX 28-300mm 3.5-5.6 VR
in entrambi mi piace usare il 50mm f.1.8
L'obiettivo Nikkor di cui non potresti fare a meno?
L'AF-S Nikkor 24-70mm f/2.8G ED per l'escursione focale che copre il 90% circa delle situazioni di chi fa fotografia di viaggio. Ultimamente però sto utilizzando parecchio anche gli altri zoom Nikon. Se però devo citarti l'obiettivo che amo di più in assoluto, allora ti dico l'AF-S Nikkor 14-24mm f/2.8 ED, per la definizione delle immagini e per la luminosità.
L’obiettivo che usi più spesso?
il grandangolo, l’adoro…
Quali flash?
SB 800 e SB900
Utilizzi filtri? Se sì, quali?
Molti filtri con il digitale non sono più necessari, ma i Neutral Density e il Polarizzatore, per certe situazioni, non possono essere sostituiti dalla post produzione, quindi in alcune occasioni posso usare uno di questi.
Quali cavalletti e teste?
Manfrotto
Sei fotografo, docente, curatore e organizzatore di eventi. In quale di questi ruoli ti riconosci di più?
Mi sento innanzitutto fotografo, questa è stata la mia formazione e il mio principale lavoro da anni. Ho sempre cercato di affiancare alla fotografia professionale quella della didattica.
Mi piace molto insegnare, per far crescere fotograficamente le persone; ed ecco che nasce cosi la mia professione di curatore e di organizzatore di eventi. Ho fatto da curatore ad alcuni miei ex allievi e ora fotografi che hanno esposto nelle loro varie mostre e ho iniziato ad organizzare degli eventi mettendo insieme fotografia, moda e arte: l’Aperiphoto.
Cos’è l Aperiphoto?
Ogni 2 mesi 10 fotografi della mia scuola espongono in una mostra collettiva 30 fotografie dal tema che decido io. Una giuria di fotografi professionisti e il pubblico, decretetano poi i vincitori.
Tutte le persone che vengono alla serata possono partecipare portando delle fotografie stampate partecipando alla sezione "fuori concorso", dove viene premiata la foto più bella inerente al tema del concorso. Poi durante la serata ci sono degli shooting con le modelle con allestimento di una sala posa,
il Make up & Hair Style Live, possibilità di lettura portfolio, prove di alcune novità fotografiche e infine una sfilata di Moda. Faccio tutto questo semplicemnte per tenermi sempre in contatto con i miei ex allievi.
Un bella iniziativa la tua, non è da tutti lo sai?
Si, è vero molti miei colleghi, si tengono stretto il loro mestiere, i loro trucchi e i loro contatti, senza far crescere le persone che gli stanno accanto. Cosi come molti circoli, sono delle vere e proprie sette.
Credo che i giovani, soprattutto in Italia, non vadano solo aiutati ma prima ancora convinti. Il successo della fotografia come mezzo di comunicazione interpersonale tende a farli illudere che il passo per arrivare alla professione sia rapido, ma non è così. La fotografia ha una rilevante componente tecnica, ma soprattutto una componente creativa, che purtroppo non è da tutti e per tutti.
Insegnare non vuol dire solo trasferire nozioni ai corsisti, vuol dire anche tenersi aggiornati, vivere quello che accade nel panorama internazionale partecipando alle manifestazioni legate alla fotografia.
Parlaci della tua Scuola di Fotografia e del tuo progetto
Amo insegnare la Fotografia, mi piace trasmettere la mia passione agli altri che vogliono entrare in questo fantastico mondo. Preferisco fare i corsi base, dove puoi lavorare sul foglio bianco, nei corsi avanzati molto spesso si ha a che fare con persone presuntuose e saccenti.
Tu sei il loro maestro, la loro linea guida, il loro punto di riferimento; prendono il tuo timbro, ma allo stesso tempo dico a loro che devono pian piano prendere la loro strada e seguire la propria creatività e i lori istinti.
Dico sempre loro che io non solo la “Bibbia della Fotografia”, ma che bisogna imparare le regole, e solo dopo infrangerle. Troppo spesso vedo “fotografi” che vogliono essere artisti, senza aver mai dimostrato nulla. Non bisogna avere fretta, se uno ha talento, avrà modo di dimostrarlo.
Alcuni dei miei allievi sono diventati fotografi professionisti, altri stanno cercando di farlo diventare un mestiere, altri sono “malati” di fotografia…e tutto questo non fa che riempirmi il cuore di gioia. Queste sono delle vere e proprie soddisfazioni. Il mio progetto è quello di creare un agenzia di fotografia, composta da soli fotografi della mia scuola, in parte è gia cosi, molti lavori che non riesco a fare per che in concomitanza con altri servizi, li faccio svolgere da ex-allievi, ormai bravi e formati, e li scelgo in base al servizio e alle caratteristiche di ognuno di loro, fotografiche e caratteriali.
Quanti sono questi fotografi?
Per ora il mio gruppo di fotografi bravi e fidati si aggira su una decina;
Piu maschi o piu femmine?
Piu maschi, ma le donne hanno una marcia in piu; l’ho sempre pensato. Di solito gli uomini tecnicamente sono molto piu bravi, ma le donne sono molto piu creative e a hanno una sensibilità diversa, curano piu i dettagli. Alla fine l’uomo con la passione, la tecnica e la grinta riesce molto spesso a farsi valere e a superare una donna con grande potenziale, ma molto spesso limato dalla poca tecnica e volontà.
Sappiamo che organizzi anche dei Viaggi Fotografici, come funzionano?
Si credo siano il laboratorio fotografico piu efficiente e bello che ci sia. In un vaiggio fotografico impari a fotografare, viaggi scoprendo luoghi nuovi e ti diverti…cosa si può volere di più?
Fotografare per piu di 8 ore al giorno seguiti e consigliati da un fotografo professionista non ha confronto con nessuno corso e workshop in commercio.
Ottima per imparare anche la parte sulla visione dei lavori giorno per giorno in confronto con gli altri compagni di viaggio.
Dove li fai di solito?
Un po ovunque, ovvero organizzo dai weekend per degli eventi particolari (Carnevale di Venezia, Festa dei Gitani, ecc), nelle capitali Europee (Berlino, Londra, ecc) fino ad arrivare a veri e propri viaggi (India, Marocco, ecc)
Parlaci dei tuoi documentari-fotografici?
Beh ne ho fatti davvero tanti, da quelli storici-didattici a quelli di viaggio. I miei preferiti sono “C’era una volta il West” e “Torino 1706”
Hai già pubblicato qualche libro fotografico?
Si, uno su tutti, “Piazze del Piemonte”, commissionatomi dal Consiglio Regionale del Piemonte per il Congresso Mondiale degli Architetti del 2008. Tengo molto anche ai volumi di “Disegnare la Terra” sulle langhe e Roero e quello sull’Islanda.
Ne hai in programma invece altri?
Si, ma non posso svelarvi ancora nulla
A differenza di molti fotografi bravi e conosciuti, tu svolgi la tua attività in diversi settori, come mai questa polivalenza?
Diciamo che quando vieni dal reportage, ti abitui e impari a fare un po di tutto. In un viaggio trovi la gente, l’architettura, il paessaggio, la street photography, i dettagli, l’evento.
Invece per quanto riguarda la fotografia in studio, alcuni seminari e alcuni periodi di assistentato mi hanno permesso di imparare anche quella fetta di mercato, anche prediligo come si può vedere dai miei scatti le fotografie all aperto che sia di moda o di reportage; in studio mi sento soffocare.
Altra cosa da non sottovalutare, è la mia continua ricerca nel diversificare il piu possibile i miei lavori; odio la monotonia e far sempre le stesse cose; quindi cerco nell arco dell anno di svolgere servizi differenti e che mi diano sempre nuovi stimoli e nuove sfide.
Abbiamo visto che fai anche i matrimoni?Un po’ anomalo per un fotografo affermato come te.
Credo che sia molto superficiale cho dichiara che i matrimoni li fanno solo i fotografi “sfigati” o di poco “valore”. Per me è comunque un reportage, e lo prendo seriamente come tutti gli altri servizi che faccio in giro pe il mondo. Ci metto tutto l amore e la passione, sento sempre tanta responsabilità addosso, ma fa parte del gioco di questo mestiere, soprattutto nel settore della fotografia matrimoniale.
Non amo le pose, adoro piu possibile dare un taglio di reportage al servizio, ma spesso gli sposi mi chiedono un po di posato e io devo accontentare il cliente. Lavoro quasi sempre da solo, tranne in alcune circostanze che mi faccio affiancare da una fotoreporter donna, che mi compensa nel gusto e nei dettagli che solo le donne hanno.
Leggiamo sul tuo sito che sei laureato in informatica, come mai questo indirizzo scolastico cosi “diverso” dalla tua strada lavorativa?
hai ragione, ma al primo anno di università ho subito capito che non faceva per me, la figura del classico informatico è troppo diversa da me, io mi sento piu creativo e piu energico.
Ecco che da allora ho voluto continuare gli studi, ma in parallelo studiavo fotografia e facevo da assistente a fotografi vari.
Abbiamo letto che hai vinto anche molti concorsi fotografici…
Si, in pochi anni ho vinto un bel po di concorsi, da quelli nazionali a quelli internazionali; ora ho smesso di partecipare per mancanza di tempo, dovei ricominciare, sono cose che danno molte soddisfazioni.
Quello che mi ha piu emozionato è vincere quello a Torino, la mia città, dal titolo.”Torino è Europa, L’Europa a Torino”. Con uno scatto delle Fiat 500, marchio italiano in europa, con le targhe europee in Piazza Vittorio con lo sfondo la Gran Madre, non poteva essere che lo scatto vincente.
Cosa pensi del lettura portfolio?
Realizzare un portfolio dei propri lavori è una delle attività più importanti per un Fotografo ed è uno strumento utilissimo per valutare il suo lavoro. Il principale pregio, a mio parere, consiste nel potersi confrontare con veri e propri “mostri sacri” della fotografia che sarebbero altrimenti inavvicinabili
Un messaggio per tutti i giovani che vorrebbero fare questo lavoro?
Da quanto è esploso il digitale ci sono tante persone che stanno già prendendo questa strada. Purtroppo non esite un albo o un attestato, quindi bisogna distingure bene chi ha solo la macchina fotografica al collo e chi ha la stoffa per esserlo veramente. Nel mercato di oggi, purtroppo, e dico purtroppo, conta di piu la parte commerciale e i contatti, che le capacità fotografiche. Mi spiego meglio: oggi mi capita di vedere “fotografi” che lavorano tantissimo pur non avendo nessuna base fotografica, ma solo tante conoscenze e buon senso imprenditoriale, invece altri fotografi compententi e storici di Torino chiudere l attività, perché non adatti al nuovo mercato della fotografia. Questa, è purtroppo la realtà della fotografia di oggi.
Quindi se uno ha queste caratteristiche e in più ha la cultura e le basi di fotografia può sicuramente entrare in questo mondo, ma chi ha solo la seconda parte, purtroppo no, o per lo meno in Italia. All’estero per fortuna funziona ancora la meritocrazia.