Ho impiegato una notte (insonne) a metabolizzare quanto vissuto.
È difficile trovare le parole per mettere nero su bianco l’esperienza vissuta dopo aver avuto a che fare con Favale.
Il suo atteggiamento sprezzante, arrogante, scontroso e maleducato, il suo porsi come uno che ti sta facendo un favore ad onorarti della sua presenza ti portano, già dopo pochi minuti aver fatto la sua conoscenza a chiederti: “ma sta succedendo davvero?”.
In breve: è riuscito a farci odiare una casa meravigliosa, piena di storia e charme: avremmo fatto un’offerta a costo di indebitarci fino al collo, ma dopo aver visto tre volte questo individuo, io e mia moglie ci siamo guardati e insieme:“io non riuscirei mai a vivere in una casa che mi ricorda un essere umano che si è permesso di trattarci in questo modo”.
Premessa: prima visita, mia moglie da sola. Gli fa presente che a nostra volta stiamo cercando di vendere il nostro appartamento e dopo aver letto sommariamente l’annuncio e guardato qualche foto parte con giudizi di disprezzo nei confronti del nostro agente e, a suo dire, lui la nostra casa l’avrebbe già venduta da un pezzo (da notare: la famiglia del mio agente immobiliare fa questo mestiere con successo in Italia e all’estero da oltre quarant’anni).
Per la cronaca: abbiamo venduto casa il giorno dopo…
Secondo appuntamento cancellato da Favale a meno di 10 minuti dall’orario fissato. Riesco a rifissare e mi fa vedere l’appartamento in 15 min ricordandomi continuamente che un ragazzo che rientrava da Londra l’aveva vista tre volte (da solo, con la sua fidanzata e poi con l’architetto) e il Lunedì successivo gliel’avrebbe venduta, facendo trasudare da ogni sua parola quanto fosse tranquillo, perché tanto la sua clientela è di un certo livello. Più di una sono state le frasi del tipo: “no, ma lui sta bene”.
Un atteggiamento ingiustificatamente e inspiegabilmente arrogante ha raggiunto l’apice quando alla terza visita (organizzata per la mattina seguente) io e mia moglie ci siamo fatti accompagnare da una persona di fiducia, responsabile dell’impresa edile a cui ci siamo affidati nel corso degli anni per la ristrutturazione di due appartamenti, cosa che ritenevamo normale (oltre che nel nostro pieno diritto) e segno di evidente interesse: uno si porta dietro l’esperto perché potrebbe notare problemi che al nostro occhio potrebbero sfuggire, oltre che per ottenere una prima stima degli interventi da fare, che potrebbero incidere su un’eventuale proposta d’acquisto, fino a farla sfumare se il risultato della riflessione dovesse portare a considerare l’investimento antieconomico. Insomma, mi sembra di dire cose ovvie, ma per Favale non era così.
Entriamo in casa, silenzio imbarazzante. Io abbozzo un:“descrive lei la casa?”. Lui di spalle, gira leggermente la testa e con lo sguardo a metà mi dice: “io? Ma no, fate voi, tanto l’avete già vista”. Non riesco ancora a trovare parole che descrivano il tono di disprezzo usato.
Dopo un pò che ci aggiriamo da soli per casa (visto che lui si era fatto da parte), la nostra persona prova a fargli qualche domanda sullo stato degli impianti, e lui: “no guardi, io sono l’agente immobiliare”; quando poi gli fa una domanda sul soffitto, facendogli notare che avrebbe bisogno di una verifica perché se è fatto con putrelle, con le vibrazioni e per lo stato in cui si trova ci sarebbero potuti cascare dei pezzi di intonaco in testa, allora tira fuori un: “ma vi rendete conto che è tutto sbagliato? è proprio l’approccio: qui non abbiamo ancora parlato di quanto vorreste offrire e già siete qui con l’impresa a parlare di lavori”.
Al che io dico: “mi spiace se ho sbagliato qualcosa, quale sarebbe stato l’approccio giusto secondo lei?”. E lui: “io casa mia l’ho comprata e POI ho pensato alla ristrutturazione”. Al che io tento di dire: “noi siamo qui con una persona del mestiere, perché credo sia normale che la decisione di comprare una casa del ‘900 e dal valore importante, dipenda anche dalla mole degli eventuali