«La disponibilità di credito è destinata a diminuire»

04 aprile 2011
Pubblicato da PRONTO CREDITI

(Il Sole 24 Ore): adesso i mercati emergenti hanno dalla loro parte il fattore demografico, cioè una popolazione mediamente molto più giovane delle nazioni occidentali, e le rampanti prospettive di sviluppo. Ma dopo? Fra 10 o 15 anni? "L'influenza del mondo in via di sviluppo sull'economia mondiale continua a crescere, ma i paesi in via di sviluppo finiranno col tempo per convergere, in termini di fattori demografici e di tendenze di consumo, con il mondo industrializzato", spiega Suzanne Hutchins, del team di gestione del Bny Mellon Global Real Return Fund. "Un trend secolare - aggiunge l'analista - che sarà reso possibile dallo sviluppo di sistemi di previdenza sociale e di sanità simili a quelli occidentali e coinvolgerà importanti influenze cicliche così come attriti nelle politiche commerciali". Ma, in attesa della "normalizzazione", cosa ci aspetta? Il maggiore potenziale di crescita e l'importanza economica crescente del mondo in via di sviluppo si avviano a costituire sempre più una sfida al dominio delle nazioni industrializzate occidentali per i prossimi decenni. Una traiettoria che sta ridisegnando le prospettive economiche e di mercato a livello globale. Il credito ha sostenuto la crescita occidentale negli ultimi decenni. È vero. Ma l'esplosione della bolla del credito ha segnato la fine di un'era di rapida crescita del debito del settore privato nel mondo sviluppato. La Great moderation, ovvero la sostanziale stabilità economica vissuta dai paesi sviluppati a partire dal 1980, che ha avuto un'influenza cruciale nel consentire la crescita del debito a livelli insostenibili, secondo noi è finita. Con quali conseguenze? Crediamo nel ritorno a una crescita più bassa nel mondo sviluppato e a una maggiore volatilità economica. La debolezza strutturale dei sistemi finanziari e gli ostacoli posti dai quadri regolamentativi ci portano a pensare che il credito sarà molto meno liberamente disponibile, e questo avrà profonde implicazioni per le economie che si basano sui consumi, così come per tutte le asset class e le strategie di investimento.

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