Il rapporto tra Banca e clienti: sempre più nemici?
Ultimamente, sentiamo parlare di imprenditori che, vedendosi rifiutare dalla propria banca il rinnovo degli affidamenti, gli stessi pongono in essere azioni “contro” l’istituto di credito. Questo è certamente l’ultimo e più disperato episodio che dà la misura di come negli ultimi anni, a causa di questa “crisi” (spesso invocata come un pretesto), il rapporto che univa le banche italiane con la clientela sia retail che corporate si stia deteriorando e lacerando. Da un lato le maglie della borsa delle banche sono ormai saldamente chiuse, anzi negli ultimi tempi si assiste ad una crescente attività di revoca degli affidamenti e ad una sempre maggiore e pressante azione di rientro dei capitali prestati a privati e imprese. Dall’altro lato anche gli imprenditori e i piccoli risparmiatori, soffocati dalla sempre più grave situazione di difficoltà economica e finanziaria e non potendo più contare sull’aiuto delle banche, hanno iniziato a trascinare gli istituti di credito nei tribunali di tutta Italia, contestando qualsiasi tipo di contratto bancario, a volte nella speranza di alleviare la morsa della banca, altre volte perché effettivamente l’intermediario aveva imposto costi e condizioni eccessivamente onerosi, al punto da violare la normativa di settore sia italiana che europea. Noi abbiamo potuto analizzare questa evoluzione del rapporto tra banche e clienti da un punto di osservazione privilegiato: in quanto Commercialista ed esperto in Anatocismo e Usura Bancaria.
Negli ultimi anni si registra, un aumento delle cause in materia di anatocismo e usura applicati ai conti correnti, e questo nonostante nel 2000 il legislatore sia intervenuto per tentare di arginare questo fenomeno.
Attraverso questo tipo di procedimenti è possibile recuperare non solo gli interessi capitalizzati
trimestralmente ma anche gli interessi usurari, che spesso anche le banche applicano.
Diverse trasmissioni televisive di inchiesta (Striscia la Notizia – Le Iene) negli ultimi mesi, hanno proposto servizi sulla possibilità che un finanziamento venga trasformato da un contratto a titolo oneroso ad un contratto a titolo gratuito, nel caso in cui il finanziamento preveda un interesse superiore alla soglia di usura stabilita trimestralmente dal Ministero dell’Economia e della Finanze e pubblicato alla Banca d’Italia.
Sul tema è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione,
che con la sentenza n. 350/2013 ha stabilito che: “Ai fini dell’applicazione dellarticolo1815 del cc e dell’articolo 644 del cp si considerano usurari gli interessi che superano il limite stabilito nella legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo,e quindi anche a titolo d’interessi moratori”. In altri termini, se in un contratto di finanziamento sono previsti degli interessi di mora e questi interessi superano il tasso soglia di usura, anche se la banca non ha mai applicato questi interessi di mora al soggetto finanziato, il solo fatto che essi siano previsti rende usurario l’intero finanziamento e la banca dovrà restituire tutti gli interessi già percepiti e non potrà incassare gli interessi futuri, ma potrà soltanto pretendere dal soggetto finanziato la restituzione del capitale prestato.
Dove porterà questo scontro non è dato saperlo, certo è che da un lato le banche, anche alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali, stanno rivedendo i loro modelli di contratto e dall'altro lato si assiste ad un proliferare di consulenti ( a volte improvvisati) per tutelare i diritti dei correntisti.
Affidati a noi per sapere se la tua banca è stata onesta!!!