DISTURBI PSICOLOGICI NELL'ANZIANO (Dr. AngeloOliva)

16 febbraio 2017

QUAL È IL PRINCIPALE DISTURBO PSICHIATRICO DI CUI SOFFRONO GLI ANZIANI?

Anziano chi? Questo è il primo dilemma: vale una classifica per classe d’età?

Di fatto le statistiche evidenziano due picchi nella curva che rappresenta la distribuzione in Italia (e nel mondo occidentale) della depressione del tono dell’umore e la cuspide più elevata oltre a quella riferita nei dintorni dei 20 anni è proprio collocata nei dintorni dell’età del pensionamento.

Quindi è senz’altro il disturbo dell’umore con le annesse conseguenze sintomatiche e comportamentali la sofferenza psichica più frequente almeno sulla soglia dei primi anni dell’età “matura”.

 

QUANTE PERSONE NE SOFFRONO IN ITALIA?

Di tale sofferenza, spesso sottostimata sia per naturale ritrosia della persona ”matura” a parlare di sé e delle proprie difficoltà emotive, sia per una qual sorta di atteggiamento fatalistico circa la “logica” del sentirsi stanchi, svuotati, inutili perché si è “andati avanti con gli anni” fa si che molto spesso, almeno in fase iniziale, ci sia poca attenzione al prendere seriamente questa sofferenza che è vera patologia anche pericolosamente grave nelle conseguenze ma ben curabile se individuata.

Si tratta di qualche milione di persone.

 

QUALI SONO I SINTOMI INIZIALI DEL DISTURBO? A QUALE ETA’ SI MANIFESTANO?

La persona adulta e ancor di più quella matura spesso non è abituata a indagare il proprio mondo interiore, a coglierne e a  interpretarne richieste e segnali di sofferenza.

E’ pertanto più frequente, quindi, raccogliere dal paziente lamentele circa il mal funzionamento del sé corporeo: “sono stanco troppo presto verso sera , non ho voglia di alzarmi al mattino, non ce la faccio a portare i nipotini a scuola, ho nausea, non esco più, l’intestino mi fa disperare, non ho voglia di vedere un film, sto sul divano a far nulla, me la prendo per nulla, ho paura non so di cosa, ho perso peso,  forse ho un tumore, il cuore ha delle fitte non avrò un infarto? etc”

Il corteo dei sintomi che raccontano un cambiamento del tono abituale dell’umore è vastissimo e spesso induce ad attivare ricerche diagnostiche cliniche complesse, costose e che inducono pericolosi rimandi all’inizio di una vera terapia antidepressiva efficace e risolutiva.

E’ pertanto evidente che il metodo attuale per prestare aiuto al paziente è quello di un lavoro in équipe da parte dei medici per raggiungere una diagnosi corretta usando al meglio più  “punti di vista clinici”.

Non c’è una età specifica per la sofferenza del tono dell’umore.

Essendo spesso una malattia indotta da accadimenti sottilmente stressanti e ripetuti in tempi lunghi è spesso conseguenza di eventi che hanno lasciato la loro impronta indelebile nel tempo ( la perdita o la separazione da persone care, la perdita di un ruolo sociale gratificante, la presenza di una malattia allarmante e che si prolunga nel tempo).

 

QUALE DISTURBO INVECE E’ IL PIU’ COMPLICATO DA CURARE? E DA GESTIRE?

Se il disturbo dell’umore è il problema psichiatrico di maggior riscontro nell’età che avanza è anche necessario tenere presente il possibile emergere di altre patologie tra cui quelle legate al decadimento del cervello per malfunzionamenti biologici:

quindi progressive difficoltà di rifornimento di ossigeno e nutrienti per sclerosi delle arterie, per micro-coaguli, per  vasospasmi da ipertensione arteriosa, per anomalie anatomiche o malformazioni di alcuni territori, per dismetabolismi delle cellule neuro-zonali (Alzheimer, Parkinson) o presenze di tumori, possono indurre una vasta gamma di sintomi che, soprattutto in fase iniziale, possono essere confusi con disturbi dell’umore.

Anche in queste evenienze e comunque spessisimo negli anziani con sintomatologie complesse il lavoro diagnostico e terapeutico prestato da una équipe affiatata produce risultati clinici di gran lunga superiori.

Inoltre anche in associazione a sintomi da decadimento mentale è possibile verificare la contemporanea presenza di segnali di depressione dell’umore, indotta dall’ansia conseguente ad una alternante autodiagnosi che il paziente si è auto formulato con enorme sconcerto.

 

ESISTONO FATTORI GEOGRAFICI E/O SOCIO – CULTURALI CORRELATI AI DISTURBI PSICOGERIATRICI?

Come per le patologie del tono dell’umore riferite a tutte le età fattori protettivi ambientali sono una corretta alimentazione e attività fisica, intensità luminosa dell’ambiente di vita e il non uso di sostanze neurotossiche (alcool, droghe ecc.).

Sul piano sociale ha molta rilevanza la possibilità di condurre una vita non isolata; sentirsi parte del tessuto sociale, poter manifestare le proprie competenze e percepirsi come valore.

In questo la società può organizzarsi in modo accogliente e valorizzante per ogni classe d’età con grande vantaggio sulle ricadute in termini di costi umani ed economici per l’intera collettività.

 

I DISTURBI PSICHIATRICI NEGLI ANZIANI SPESSO SONO ASSOCIATI A COMORBILITA’, COME LE AFFRONTA LA VOSTRA STRUTTURA?

In nessun altra fase della vita è possibile la coesistenza di vari problemi psico – fisici all’interno della medesima persona.

Questa coesistenza di fattori patologici che talvolta si incrementano vicendevolmente richiede competenti capacità di indagini diagnostiche e messe in atto di strategie terapeutiche adeguate.

Ancora una volta risulta evidente la necessità di utilizzare una metodologia clinica evoluta espressa da una équipe sanitaria coordinata da un regista che sappia valorizzare il “peso” delle varie problematiche diagnostiche messe in luce e attivare una saggia sintesi tra bisogni talvolta discordanti tra loro, ”inventando” un intelligente compromesso terapeutico che non sia né tristemente rinunciatario né privilegiante un “organo” rispetto all’interesse globale della persona, cioè della sua vita.

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