I Buoni Cugini Editori di Ivo Tiberio Ginevra - Prodotti
Prodotti
Non è un romanzo ricostruito ed edito postumo così come si è sempre creduto. È stato pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal mese di dicembre 1936. L’odierna ristampa raccoglie tutte queste puntate in un’opera organica che non esitiamo a definire capolavoro per stile letterario e grandezza di pensiero e presenta notevoli differenze con quella conosciuta dichiarata postuma e pubblicata dalla Casa Editrice “La Madonnina”. Differenze tutte a favore di Luigi Natoli scrittore vivo, allora come adesso, ed oggi ancora più grande di prima. Siamo tutti pupi, dirà Pirandello, contemporaneo del Natoli, nel suo Berretto a sonagli, ed ogni pupo vuole difendere la sua onorabilità, la sua immagine; e don Calcedonio nella vita è pupo come tutti gli altri e vuole mantenere una rispettabilità nel sociale. Le trame antiche del suo teatro gli suggeriscono l’azione, la voce forte, il farsi giustizia con un bastone; e più di una volta il puparo si comporta come uno dei suoi pupi in scena. Ma questo romanzo-tragedia di Natoli va oltre la maschera sociale ed umana; è il conflitto esistenziale del padre, del grande puparo, dello stesso Creatore. Il puparo si aspetta che i pupi si muovano secondo il movimento che ha impresso con la mano, secondo le finalità della commedia che si deve rappresentare. Don Calcedonio si danna perché nella realtà ogni pupo ha la sua vita propria e lui non riesce, con tutta la sua buona volontà, a dare un indirizzo, un consiglio neanche alla sua unica ed amata figlia. Ogni scrittore in qualche modo è un puparo, costruisce ed ama le scene e i suoi personaggi; il grande puparo Luigi Natoli con “Fioravante e Rizzeri” ha costruito un romanzo difficile, originale e di notevole grandezza. dalla prefazione di Francesco Zaffuto
Questa è la fedele riproduzione del romanzo Ferrazzano pubblicato da Luigi Natoli in appendice al Giornale di Sicilia a partire dal 30 ottobre 1932 con lo pseudonimo di William Galt. In quest’opera lo scrittore palermitano narra di Ferrazzano, comico del ‘700, quale maschera del teatro siciliano. Di lui si sa poco. Forse è anche realmente esistito, e alcune sue storie tramandate dal popolo, Natoli le riporta nel romanzo imbrigliando ad arte il personaggio fra realtà e fantasia “…Egli era l’anima di tutti, ne interpretava ciò che aveva di più caratteristico, lo spirito, mettendone in caricatura i difetti: or grossolano, or fino e sottile; ora pigliava batoste che mandavano il pubblico in visibilio, ora le dava con non minor festa. Era insomma tutto quanto il pubblico".