Con il termine generico Diossine si indica un gruppo di 210 composti chimici aromatici policlorurati (formati cioè da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro) divisi in due famiglie:
- Dibenzo-p-diossine (PCDD o Diossine)
- Dibenzofurani (PCDF o Furani)
Non avendo alcun utilizzo pratico, le diossine non vengono prodotte intenzionalmente ma sono sottoprodotti indesiderati di una serie di processi chimici e/o di combustione. Esse possono originarsi dai processi chimici di sintesi in cui rientra l’utilizzo di cloro e prodotti clorurati e dai processi di combustione che coinvolgono vari prodotti quali materie plastiche, termoplastiche, termoindurenti, reflui e rifiuti contenenti composti clorurati.
Una volta immesse nell’ambiente le diossine sono soggette a vari destini ambientali e danno origine a processi di accumulo in specifici comparti e matrici ambientali (suoli e sedimenti) e di bioaccumulo in specifici prodotti (latte e vegetali a foglia larga) ed organismi (fauna ittica ed erbivori).
L’uomo può venire in contatto con le diossine attraverso tre principali fonti di esposizione: accidentale, occupazionale ed ambientale. Recenti studi hanno stimato che circa il 95% dell’esposizione alle diossine avviene attraverso cibi contaminati ed, in particolare, di grassi animali. Occorre però ricordare che non tutte le diossine presenti nell’ambiente risultano essere “biodisponibili”, ovvero essere in forma tale da “passare” nella catena alimentare e provocare un impatto sulla salute.
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