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Recensione su La Clotze, Courmayeur
14 marzo 2026
Partirò da lontano.
In generale, conciliare forma e contenuto non è mai facile. Per un ristorante, poi, è particolarmente difficile.
Capita così che prelibati manicaretti e vini strepitosi vi vengano serviti in saloni formato refettorio o mensa aziendale, gelidi d’inverno e surriscaldati d’estate, oppure su striminziti tavoli azzoppati, o da camerieri irrigiditi nel ruolo del perfetto maître ovvero democraticamente propensi ad abbattere le distanze col cliente, all’insegna del “su, diamoci del tu, tanto prima o poi finiamo tutti e due nella tomba”.
Può anche verificarsi lo scenario opposto. E cioè che schifezze inenarrabili vi siano propinate in una location paradisiaca, in servizi di porcellana targati Villeroy&Boch, da camerieri discreti e risolutivi come il maggiordomo Jeeves di Wodehouse.
Orbene, se in passato avete fatto esperienze simili, il Ristorante La Clotze ve le farà dimenticare, risarcendovi ampiamente con gli interessi.
Ma veniamo a bomba iniziando dalla location.
Il Ristorante La Clotze ha il merito di essere stato edificato all’inizio della Val Ferret. Una vallata dove i cultori di John Steinbeck troveranno, dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, la stessa atmosfera magica che si respira nei romanzi La valle dell’Eden o I pascoli del cielo. Verdi praterie che dal fondo valle salgono fino alle foreste di conifere, un torrente che vivifica l’ambiente, il massiccio delle Grandes Jorasses che sovrasta come una presenza amica, un gigante buono.
I lettori di Jack London saranno invece attratti dalla bianca copertura di neve dei mesi invernali e potranno percorrerla in tutta la sua lunghezza con ciaspole o sci di fondo sulle tracce di Zanna bianca.
Infine, ai pescatori patiti di Ernest Hemingway non parrà vero di poter rivivere le memorabili battute di pesca alla trota raccontate dal loro beniamino in Fiesta o nel Grande fiume dai due cuori.
Trattasi ad ogni modo di una vallata che invoglia tutti, anche chi non è patito di letteratura, a percorrerla fino in fondo per vedere dove finisce, per capire fin dove ci si può spingere, magari fino al confine con la Svizzera, sulle tracce dei nostri cari vecchi e compianti contrabbandieri.
Trattasi, in sintesi, di una vallata che stimola il movimento, la camminata e, di conseguenza, anche un sano appetito.
Il Ristorante La Clotze si trova pertanto nel punto giusto al momento giusto.
Ho pranzato per la prima volta in questo locale lunedì 9 marzo con mia moglie.
Accoglienza calorosa nel duplice significato del termine.
Un calore gradevolmente avvolgente e uniforme grazie alle belle stufe a pellet. La località Planpincieux dove sorge il Ristorante è ubicata a oltre 1600 metri di altitudine e i costruttori hanno tenuto conto di questo dato e opportunamente ribassato i soffitti rispetto all’altezza standard. Cosa che contribuisce a dare all’ambiente un’atmosfera più intima e raccolta.
Simpaticamente calorosi sono altresì i tre giovani camerieri che presiedono le sale e che riescono con naturalezza a mettere a proprio agio la clientela.
Il cameriere addetto al nostro tavolo, con molta discrezione e col fare sicuro di chi sa di cosa parla, ci ha consigliato il Flan di cardi con bagna caoda delicata, la Polenta al Bleu d’Aoste e la Polenta concia con Fontina di alpeggio da abbinare con l’Umido del giorno.
Iniziamo dall’antipasto.
Non sfugga che nel Menu è scritto caoda e non cauda. Non viene cioè utilizzata la fonetica italianizzata ma la grafia ufficiale piemontese. Non si tratta di una oziosa notazione linguistica. La precisione lessicale utilizzata nel descrivere il Flan vuole sottolineare il carattere tradizionalmente e orgogliosamente piemontese del manicaretto. Come a voler dire: la Bagna cauda la trovate ovunque, mentre la Bagna caoda la potete gustare solo da noi (almeno qui in Valle d’Aosta).
Ma filologia a parte, lo sformato è davvero delizioso. Ma non solo. Qui non vi servono porzioni lillipuziane, il cameriere non vi fornirà una lente