L’UMORE AL TEMPO DELLA CRISI
Crisi e recessione non sono solo termini descrittivi di processi economici: diventano in breve tempo descrizione di processi psicologici.
D’altra parte come si fa a non sentirsi “in crisi” quando si fatica ad arrivare alla fine del mese, la pressione dell’indebitamento è sempre più forte e il posto di lavoro a rischio?
Spesso si tende a considerare il tono dell’umore come un fattore indipendente dalle vicende dell’ambiente in cui si vive, come fosse una sorta di patrimonio personale immutabile.
In realtà il modo con cui si orientano emozioni e pensieri è regolato da un complesso sistema che, nel corso della vita, si può modificare a seconda di eventi esterni e a seconda di come la persona utilizza le sue risorse interne.
La vita è, in un certo senso, una continua ricerca del migliore adattamento possibile.
Infatti tanto più ci sentiamo ben adattati e integrati nell’ambiente in cui viviamo, tanto più ci sentiamo bene.
Le situazioni di incertezza e precarietà fanno dubitare della propria capacità di ritrovare un buon equilibrio, soprattutto se compaiono fattori che non possiamo controllare e gestire in prima persona.
In realtà le situazioni di cambiamento possono essere un grande stimolo a mettere in campo le personali risorse mentali e creative che, il più delle volte, vengono alla luce proprio nella difficoltà.
Diciamo che le difficoltà possono essere un buon stimolo per individuare le proprie risorse, purché si mantenga un giusto equilibrio tra l’entità della difficoltà e le effettive risorse disponibili.
Se la difficoltà è di gran lunga più grande delle risorse, allora non si riesce a mettere in campo proprio nulla, e si fa strada solo la sensazione di essere in balia degli eventi, di essere perseguitati dalla cattiva sorte, di essere dei falliti.
I fattori più destabilizzanti sono la percezione di un futuro incerto, l’insicurezza della casa, il non poter “mettere su famiglia”, il timore di non poter dare ai propri figli ciò di cui hanno bisogno.
Stiamo parlando di diritti fondamentali, quelli che appartengono alla sfera della libertà individuale e della realizzazione di sé.
Ed è allora comprensibile che, in tempi di crisi, aumentino le depressioni, gli stati d’ansia, le somatizzazioni soprattutto a carico del sistema cardiocircolatorio, ma anche gastrointestinale, oltre a cefalee e dolori di varia natura percepiti soggettivamente anche in assenza di riscontro clinico.
Stress e preoccupazioni possono incidere negativamente anche sul sistema immunitario rendendo le persone più vulnerabili alle malattie.
Che fare per non farsi risucchiare nel tunnel della depressione personale?
Per non fare sì che una situazione di crisi esterna si trasformi in una catastrofica situazione di crollo interno?
La via più facile sembra essere quella della negazione del problema: ostentare ottimismo, non riconoscere i veri contorni del problema, coltivare la convinzione che in breve tempo tutto tornerà come prima.
E’ una via che però non porta molto lontano.
Infatti per un poco ci si può anche nascondere la verità, ma prima o poi l’illusorietà di questo stratagemma si fa sentire con forza e il senso di impotenza può essere, allora, percepito in modo ancor più drammatico.
Adelaide Baldo