le competenze che danno benessere

20 settembre 2011

Sarebbe bello se ci fosse una ricetta che ci garantisse il benessere psichico! Basterebbe seguirla pedissequamente e, come per magia, sparirebbero ansia, depressione, dubbi, malumori. Non è così: il benessere, la serenità e l’equilibrio psichico ce lo dobbiamo conquistare giorno dopo giorno. E non sempre è facile. La ricetta non c’è, ma non è forse più intrigante trovare da sé la propria strada? Qualche indicazione però esiste e la possiamo utilizzare come una mappa che ci conduce al…tesoro. Le parole chiave di questa mappa sono: saper amare,saper lavorare,saper oziare. Amore, lavoro e ozio (inteso alla latina, come tempo libero da riempire con attività che danno piacere) sono infatti i tre ambiti in cui si esprime ciascuno di noi e nei quali mettiamo in gioco le nostre competenze affettive, di pensiero ed operative. Proviamo ad analizzarli. Saper amare: è lo spazio più intimo della relazione. Qui sperimentiamo la nostra capacità di accogliere l’altro, di costruire un’amicizia, un rapporto di coppia, un vincolo di affetto e solidarietà. Qui sperimentiamo anche la gioia di essere accolti e amati, sapendo che non si può separare il dare e il ricevere. Quando usiamo la nostra competenza nell’amare, sentiamo che il nostro benessere è collegato ad una buona relazione con gli altri. Questa consapevolezza ci fa sentire anche più responsabili: infatti sentiamo che sarebbe assurdo mettere a repentaglio la relazione con comportamenti impulsivi e non ragionati. Si può dire quindi che la capacità di amare stimola i processi di pensiero e di integrazione tra emozione e ragione, assolutamente necessari per il benessere psichico. Saper lavorare: è il punto di incontro tra risorse individuali ed esigenze della realtà. Significa prendere coscienza che viviamo in una collettività dove ciascuno è tenuto a dare il suo contributo, non solo per soddisfare le esigenze personali, ma anche per garantire quella socialità senza la quale non potremmo sopravvivere. Saper lavorare significa prendere consapevolezza delle proprie risorse, delle proprie competenze operative e del proprio valore sociale: è su tale consapevolezza che si fonda l’autostima, sentimento assolutamente necessario per non cadere nella depressione e nella paralisi del pensiero. Homo faber dicevano i latini, e con questo indicavano la capacità, che tutti noi abbiamo, di fare, di tradurre i nostri pensieri in cose concrete, mettendo in campo la capacità di fare progetti, grandi o piccoli che siano. Saper oziare: è l’incontro con se stessi nello spazio del pensiero più privato, della contemplazione, dell’incontro col mistero, la natura e la bellezza. E’ la capacità di darsi piacere attraverso attività che non hanno altra finalità se non quella di entrare in contatto con le nostre parti più profonde e più creative. Non è facile saper oziare: molte persone hanno paura a restare sole con se stesse e non si concedono mai una tregua. Oppure scelgono di occupare questo spazio con attività che stordiscono e danno l’illusione del riposo. In realtà è uno spazio che andrebbe coltivato con cura perché è qui che possiamo andare all’origine dei nostri sentimenti e pensieri sui quali, poi, costruire la relazione con gli altri e i progetti di vita. Tre semplici parole, dunque, ma ciascuna è come una finestra che si apre su vasti panorami che meritano di essere esplorati. Forse siamo tutti alla ricerca di facili soluzioni, di facili ricette, appunto, e dimentichiamo che invece la nostra più grande risorsa, anche per raggiungere il benessere, è riconoscere la nostra personale e irrinunciabile complessità.

 

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